Mourinho: “Il Fair play finanziario aiuta le grandi, con qualche milione in più potremmo sognare”

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ROMA – Non scherzava affatto José Mourinho. Vuole un difensore centrale, lo aveva lasciato intendere dopo la vittoria sul Monza, poi interrompendo la conferenza di Tiago Pinto per chiedere “un ultimo sforzo”. Lo ha ripetuto: “Abbiamo fatto benissimo sul mercato, ma ho una piccola speranza che potremo fare di più. Subito”. In fondo, gli svincolati possono ancora essere tesserati, e la Roma sta valutando l’impatto a bilancio dell’ingaggio di uno tra Zagadou e Denayer. Mourinho spinge: sente il vento soffiargli nelle vele. Previene le accuse: “Io non piango, come fanno altri allenatori”. Ma ripete che “con qualche milione in più la Roma sarebbe davvero in condizione di sognare”.

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Ciò nonostante la sua squadra è lì, davanti a tutti. Primo. Quanto vale? “Non ha valore, in assoluto. E’ troppo presto, l’importante sono i punti che tu fai. Io non guardo la classifica, guardo noi. A me non piace il pareggio, ma quello con la Juve per come abbiamo giocato dico che è molto positivo. Abbiamo vinto le altre tre. E vediamo se a Udine usciamo con punti”. Un concetto ribadito tornando sul tema del mercato, sempre centrale per José: “Rimanere nel gruppo di testa fino a novembre? Magari fino a maggio. Guardiamo partita dopo partita: arriveranno pareggi, sconfitte, non abbiamo tanti giocatori che ci permettano di respirare e di non essere preoccupati per qualcosa che possa succedere. Altri li hanno. In alcune posizioni è dura: se gioca Cristante dietro, chi gioca a centrocampo?”. 

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Ecco, il tallone d’Achille della sua squadra: la difesa: “Con Kumbulla potevamo fare gestione dei difensori. Oggi non c’è più gestione. Non c’è un altro difensore. In panchina ho Tripi, che non è veramente un centrale, e Keramitsis che gioca nella primavera con un altro sistema. Si può lavorare su Viña, su Celik, ma difensori centrali non ci sono”. La colpa è anche del Financial fair play, che ha imposto alla Roma un mercato al risparmio, con taglio agli stipendi e saldo delle operazioni in attivo di oltre 30 milioni. Una gestione virtuosa che a José piace fino a un certo punto: “Nella sua onestà il meccanismo penalizza troppo chi vuole fare mercato in modo virtuoso. E in modo indiretto protegge chi non si comporta in modo virtuoso e chi è già una potenza. C’è chi trova modi legali ma non virtuosi, ma chi è già ad alto livello come struttura, club, storia, per fare ricavi in diversi modi, penalizza gli altri che vogliono crescere.Non c’è Fair play se uno può spendere 300 milioni sul mercato e un’altra 30. Con qualche milione in più la Roma sarebbe davvero in condizione di sognare. Mi piacerebbe avere qui Veretout. O un quarto o quinto difensore. O Felix. Ma abbiamo questo condizionamento che rende tutto più difficile. Però ci divertiamo uguale”. 

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A renderlo felice, invece, è l’abbondanza sulle fasce, con Karsdorp e Celik a destra e la coppia Spinazzola-Zalewski a sinistra: “Sulle fasce non ci sono gerarchie. C’è tranquillità per me e per la squadra. L’anno scorso mai fatto come a Torino, dove abbiamo potuto togliere Karsdorp a 15 dalla fine. Abbiamo giocatori nello stesso ruolo con particolarità diverse. E per me è fantastico”. Presto, anche a centrocampo avrà una soluzione in più. Ma non subito: “Camara non ha 90 minuti dal punto di vista fisico né la conoscenza tattica di come giochiamo noi per iniziare la partita. Dimostra chiaramente in allenamento la sua qualità, anche per i giocatori è una sorpresa positiva. Ci aiuterà molto, anche dalla panchina: se è necessario giocherà ma non troppo tempo, ha un percorso da fare”. A Udine quindi spazio alla solita squadra. Anche perché Mourinho teme molto il match: “A Udine è difficile, tra le più difficili del campionato: l’Udinese sa giocare, sono furbi, intelligenti, sanno gestire i tempi della partita come vogliono, hanno esperienza di condizionare anche l’arbitraggio. Una squadra che mi piace veramente”. 

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