Spazio, la Nasa annulla di nuovo il lancio del razzo per la Luna

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La Nasa ha deciso di annullare anche il secondo tentativo di lancio della missione Artemis 1 diretta alla Luna a causa di una perdita rilevata durante il caricamento dell’idrogeno liquido che, dopo tre interventi tecnici, non è stato possibile eliminare. La decisione è stata presa dal direttore di lancio, Charlie Blackwell-Thompson, dopo il primo ‘no go’ dei tecnici. Il prossimo tentativo è fissato per lunedì 5 settembre.

Dopo il primo lancio fallito il 29 agosto, il nuovo tentativo della missione Artemis I era previsto per oggi ma il guasto nello stadio centrale del razzo Sls ha cancellato momentaneamente le speranze, rinviandole. La causa, informa la Nasa, è stata individuata in un raccordo difettoso.  Il prossimo tentativo di lanciare la missione Artemis 1 senza pilota verso la Luna potrebbe avvenire nei prossimi giorni o anche a ottobre, se gli ingegneri decidessero di rimuovere il razzo e la sonda dalla rampa di lancio per eliminare le cause della perdita di carburante. La Nasa ha attualmente una finestra di 90 minuti per lanciare Artemis 1 lunedì, alle 22:12 GMT. SNe ha un’altra martedì (6 settembre), ma la finestra di lancio è ridotta, solo 24 minuti. Al momento comunque non è stato ancora deciso nulla.

Concluso il primo intervento dei tecnici, il direttore del lancio aveva deciso di tornare ad aumentare la pressione e tentare di riposizionare il raccordo all’origine della perdita. Ma i sensori della rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center hanno rilevato una nuova perdita di idrogeno liquido localizzata in uno dei raccordi lungo la linea di caricamento del propellente fra lo stadio centrale del razzo Sls e la piattaforma di lancio mobile. La missione era stata messa in stand by. E i tecnici avevano raccomandato di non procedere con il tentativo di lancio. E così è arrivata la decisione finale di Blackwell-Thompson.

Anche lunedì scorso, durante un primo tentativo, il lancio era stato annullato all’ultimo momento a causa di problemi tecnici, in particolare sul raffreddamento dei motori. “Un po’ di prospettiva – commenta l’astronauta italiano dell’Esa, Luca Parmitano – è stato necessario riportare indietro 11 Shuttles per riparare qualcosa” e “2 di loro hanno dovuto essere ripristinati due volte. Quando Artemis 1 volerà, nessuno ricorderà i ritardi: se qualcosa fosse andato storto oggi, invece, lo avremmo ricordato per molto tempo. Allora: vai Artemis!”.

L’obiettivo di Artemis 1, che prende il nome dalla sorella gemella dell’Apollo, è quello di testare il razzo Space Launch System da 322 piedi (98 metri) e la capsula dell’equipaggio Orion. La missione è senza equipaggio: manichini dotati di sensori sostituiscono gli astronauti e registrano i livelli di accelerazione, vibrazioni e radiazioni.

Ecco le fasi dal lancio all’ammaraggio: a circa 8 minuti dal decollo, avverrà lo spegnimento dei quattro motori del razzo principale, che pochi secondi dopo si separerà per rientrare sull’Oceano Pacifico, mentre il secondo stadio con la capsula Orion continuerà la sua corsa. A un’ora e mezza dal lancio verrà effettuata una prima importante manovra (Trans Lunar Injection) per instradare Orion verso la Luna. A 2 ore e 5 minuti Orion si separerà dal secondo stadio del razzo che in tre fasi rilascerà i dieci CubeSat a bordo, tra cui l’italiano Argomoon. Orion dovrà poi fare una serie di piccole manovre di correzione fino a compiere l’attesissimo sorvolo ravvicinato: a sei giorni dal lancio la capsula arriverà così a 100 chilometri dal suolo lunare e non sarà più visibile dalla Terra perché nascosta dietro la Luna.

A otto giorni dal lancio verrà eseguita la manovra di inserimento attorno alla Luna nella cosiddetta orbita retrograda distante, dove Orion resterà per due settimane per compiere un giro e mezzo intorno alla Luna. Al 24esimo giorno inizieranno le manovre per il rientro, che culmineranno con un secondo sorvolo ravvicinato, il più critico: se qualcosa andrà storto, Orion potrebbe essere perduta. Se tutto andrà bene, Orion continuerà il suo cammino verso l’atmosfera terrestre. Poco prima dell’ingresso si separerà dal modulo di servizio, poi varcherà il confine dell’atmosfera a oltre 40.000 chilometri orari, con lo scudo termico di 5 metri di diametro (il più grande al mondo) che raggiungerà temperature fino a 2.760 gradi. La missione si concluderà con l’ammaraggio nel Pacifico, dove ad attenderla ci sarà una nave di recupero della Marina statunitense.

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